Mi è sembrato di vedere un gatto

Animali che si somigliano… ma non troppo

È di piccole dimensioni e ha un corpo agile, il mantello ricorda quello di uno “spotted tabby”, con piccole macchie nere su un fondo grigio-giallastro, fa le fusa e soffia, ma non è un gatto. È la genetta (Genetta genetta) e nonostante le somiglianze, questa specie ha poco in comune con il nostro felino domestico, essendosi separata dalla linea evolutiva dei felidi circa 30-35 milioni di anni fa.
Appartiene alla famiglia dei Viverridi ed è considerata uno dei membri morfologicamente più “primitivi”, avendo conservato caratteristiche simili ai Miacidi, i primi carnivori del Cenozoico, vissuti più di 60 milioni di anni fa. La genetta è un animale a comportamento crepuscolare/notturno, semi arboricolo e carnivoro opportunista, si nutre infatti di piccoli mammiferi, uccelli, rettili, insetti ma occasionalmente anche di frutta. Nonostante nell’epoca medioevale venisse spesso ritratta come animale da compagnia di dame e nobildonne, questa specie mantiene evidenti tutti i caratteri della sua selvaticità, con grandi orecchie arrotondate, muso allungato con vibrisse anche sulla mandibola e lunga coda ad anelli.

L’evoluzione convergente

Se gatto e genetta si somigliano così tanto, pur essendo “parenti alla lontana”, è per un fenomeno chiamato evoluzione convergente: vivendo in ambienti simili e avendo stili di vita paragonabili (agili predatori notturni, cacciatori di uccelli e piccoli roditori), la selezione naturale ha favorito, in entrambe le specie, gli individui con la morfologia più adatta per quel tipo di vita. Anche La coda ad anelli, comparsa in specie tra loro non imparentate, è un esempio di evoluzione convergente: caratteristica tipica e comune ad altri arboricoli notturni, come il procione o il lemuri, la coda funziona come un contrappeso dinamico, garantendo stabilità ed equilibrio.
In ambienti complessi e con scarsa luce, inoltre, la selezione naturale ha favorito un segnale visivo semplice ma efficace per mantenere il contatto e facilitare la comunicazione tra individui. Il contrasto tra il chiaro e lo scuro degli anelli, infatti, conferisce visibilità anche al crepuscolo, permettendo alla prole di vedere e seguire la madre.

La ricerca scientifica sulla genetta è particolarmente attiva in questo periodo, focalizzandosi soprattutto sulle origini storiche della sua introduzione, sulla  espansione geografica in Europa, e sulle interazioni ecologiche con altri predatori.

Le origini storiche

Di origine africana, la genetta è un animale alloctono in Europa. La sua introduzione risale verosimilmente al periodo in cui le rotte commerciali delle navi fenicie attraversavano il Mediterraneo, sulle quali serviva per tenere i roditori sotto controllo. Le recenti analisi del DNA hanno confermato che la popolazione europea è interamente costituita dalla specie Genetta genetta e presenta una bassissima variabilità genetica, segno che pochi individui hanno dato origine a tutta la popolazione del nostro continente.

Una specie in lenta espansione

Amante dei climi caldi, la genetta approfitta del cambiamento climatico per guadagnare nuovi territori. In Italia, la genetta è considerata una specie “criptica” in fase di lenta ma costante espansione. Fino a pochi anni fa gli avvistamenti erano sporadici e limitati a singoli individui erratici localizzati nelle aree della Liguria di Ponente e provenienti dalla Francia e dalla penisola iberica. Dati più recenti confermano un consolidamento della sua presenza nelle regioni italiane di nord-ovest. Diversi studi hanno documentato anche i primi avvistamenti ufficiali di genette selvatiche nella Svizzera francese, nella zona di Ginevra e in alta Savoia.
Uno studio recente (2024) condotto nelle catene montuose spagnole ha evidenziato un interessante interazione con la processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa), un insetto lepidottero noto per la sua elevata pericolosità allo stadio larvale. II peli di cui la larva è ricoperta, infatti, contengono sostanze irritanti, come la taumetopeina, che possono causare gravi reazioni allergiche e necrosi dei tessuti se entrano in contatto con la pelle o le mucose di persone e animali. I ricercatori, analizzando le feci di varie specie di piccoli carnivori, quali la genetta, la martora e la volpe, hanno evidenziato una predazione attiva delle femmine adulte di processionaria durante i periodi di volo e prima della deposizione delle uova. Una predazione che gioca un importante ruolo ecologico come potenziale limitatore naturale di questo parassita forestale in grande diffusione. Grazie alla sua agilità e alla dieta opportunista, la genetta è risultata essere uno dei predatori più efficaci.

Interazioni con il gatto selvatico

La presenza di un animale alloctono può rappresentare un problema per le altre specie autoctone, soprattutto per quelle più fragili o in lenta ripresa. Nel caso della genetta, i ricercatori stanno studiando in particolare le interazioni con il gatto selvatico, specie vulnerabile, sostenuta da forte adattabilità comportamentale ma limitata dalla frammentazione dell’habitat e dalla introgressione genetica da popolazioni domestiche. Tuttavia, nonostante la sovrapposizione degli habitat, la coesistenza tra genetta e gatto selvatico europeo sembra essere favorita da una competizione ridotta, resa possibile da sottili differenziazioni ecologiche. La genetta predilige infatti le ore centrali della notte, mentre il gatto selvatico concentra la propria attività soprattutto all’alba e al crepuscolo. Anche l’uso dello spazio risulta differente: agile arrampicatrice, la genetta sfrutta gli alberi per cacciare, riposare e sfuggire ai predatori, osservando il bosco dall’alto; il gatto selvatico, pur essendo un buon scalatore, rimane invece un cacciatore prevalentemente terrestre.
Le differenze alimentari contribuiscono ulteriormente a questa convivenza: carnivoro stretto il gatto selvatico, opportunista la genetta, capace di integrare la dieta con insetti e frutta quando disponibili.
Questa differenziazione temporale, spaziale e trofica riduce la competizione diretta, permettendo la coesistenza di predatori ecologicamente simili nello stesso habitat.
Tra le ombre dei boschi e delle foreste, la genetta continua la sua silenziosa espansione verso nuovi territori, ricordandoci che la somiglianza non sempre racconta una parentela, ma spesso rivela qualcosa di ancora più affascinante: specie lontane milioni di anni di evoluzione possono arrivare ad assomigliarsi perché la natura, davanti alle stesse sfide, trova soluzioni sorprendentemente simili.

Bibliografia

Román, Jacinto, Juan CarlosRivilla, JavierCalzada, and Francisco J.Palomares. (2026). Opportunistic Predation by Carnivore Mammals on Females of Pine Processionary Moths, Thaumetopoea Pityocampa. Ecosphere17(2): e70542.

Delibes, M., Centeno-Cuadros, A., Muxart, V. et al. (2019). New insights into the introduction of the common genet, Genetta genetta (L.) in Europe. Archaeol Anthropol Sci 11, 531–539

Mazza, Giuseppe & Mori, Emiliano. (2022). Solitary, in the night, it goes: summary of records and range expansion of the common genet in Italy.  Mammalia. 87. 10.1515/mammalia-2022-0038. 

Fotografie

Scarabinol, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons – Copertina

Peter Archdale, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons – photo 2

Bernard DUPONT from FRANCE, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons – photo 3

Scarabinol, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons – photo 4

Scarabinol, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons – photo 5

R J Photos UK CC via Flickr – photo 6

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