I risultati del monitoraggio 2023/24 e il declassamento dello stato di protezione
Nessuna reintroduzione. Nessun piano di ripopolamento. Il lupo si è ripreso il proprio territorio in modo del tutto naturale e graduale, grazie a molteplici fattori normativi, ecologici e sociali.
Le tappe del ritorno del lupo
Praticamente estinto sul territorio alpino all’inizio del secolo scorso, in seguito all’abolizione della caccia nel 1971 e alle successive norme di protezione (Convenzione di Berna, Direttiva Habitat), i pochi branchi presenti in Appenino sopravvissuti allo sterminio dell’uomo – agli inizi degli anni ’70 si contavano in Italia solo un centinaio di esemplari – sono diventati più numerosi e hanno iniziato a esplorare nuovi territori. Alla fine degli anni ’90 vengono segnalati i primi insediamenti sulle Alpi occidentali. Nel 2012 l’incontro tra Slavc e Giulietta, un maschio dinarico in dispersione e una femmina di lupo appenninico, dà vita al primo branco della Lessinia e segna una tappa fondamentale nella storia moderna del lupo in Italia, poiché garantisce il rimescolamento genetico fondamentale per la conservazione della specie. In quei decenni, caratterizzati da un progressivo abbandono delle aree rurali, con conseguente aumento delle zone boschive, in aggiunta alla maggior disponibilità di prede, i lupi, grazie alla loro particolare resilienza e alla capacità di sostenere lunghissimi spostamenti, trovano nuovi territori e risalgono i corridoi ecologici verso l’arco alpino, in particolare verso l’area occidentale, dove aumentano le connessioni con i branchi francesi e svizzeri.


Il monitoraggio e la crescita della popolazione sulle Alpi
Gli animali aumentano, ma per capire quanto come bisogna aspettare il 2021, quando il primo sistema di monitoraggio nazionale, su mandato dell’ISPRA, permette di avere dati più precisi e strutturati riguardo alla consistenza della specie. Si tratta del primo campionamento standardizzato su scala nazionale, e una delle prime stime della popolazione ottenute in Europa. Il risultato di due anni di lavoro restituisce un quadro basato su dati scientificamente robusti, che stima la presenza del lupo in circa 3.300 individui diffusi su tutto il territorio nazionale. Il monitoraggio della popolazione presente sull’arco alpino viene portato avanti in maniera ancora più capillare grazie al Life WolfAlpsEU, un progetto europeo che, in sinergia con ISPRA e coordinato dall’Ente di gestione delle Aree Protette Alpi Marittime, ha proseguito il lavoro di monitoraggio anche negli anni 2023/2024, coprendo esclusivamente le regioni alpine italiane e mantenendo gli stessi criteri e linee guida predisposti da ISPRA, i cui risultati sono ora disponibili online (link).


Quasi 1300 transetti, che un network formato da professionisti e volontari adeguatamente formati ha percorso in due anni per un totale di più di 41.000 km, alla ricerca dei segni di presenza del lupo: escrementi, tracce, predazioni. Grazie all’incrocio dei dati raccolti, all’esame genetico dei campioni, alle immagini delle fototrappole, il numero degli individui nelle regioni alpine può essere stimato, con un intervallo di credibilità del 95%, in circa 1100 unità, numero in crescita del 6% annuo rispetto alle 950 unità circa evidenziate dal monitoraggio 2020/2021.
Dall’analisi dei dati emerge una differenza importante tra la crescita della popolazione che occupa la parte centro occidentale dell’arco alpino rispetto a quella della parte orientale. Nella prima la crescita è ormai prossima alla stabilizzazione, con un tasso di crescita annuo intorno al 4%. Il lupo è infatti presente nelle aree montane, collinari e anche in quelle pianeggianti e periurbane. Nelle aree orientali invece, la popolazione trova ancora territori disponibili verso le aree alpine e prealpine, mostrando un tasso di crescita più rapido (10%) e un’espansione capillare.
Il declassamento dello stato di protezione e le sfide attuali per la conservazione del lupo
L’espansione della popolazione di lupo rappresenta grande risultato dal punto di vista della conservazione della specie, considerando anche il ruolo ecologico del lupo. All’apice della catena alimentare, il lupo rappresenta una specie ombrello, cioè con la sua protezione si garantisce anche quella di altre specie. È un selettore naturale, aiuta cioè a controllare le popolazioni delle sue prede, elimina anche le carcasse degli animali morti per cause naturali. In un ottica One Health, il lupo è utile anche nel controllo della diffusione di alcune patologie virali, come nel caso della peste suina africana, patologia virale che purtroppo è recentemente tornata di attualità in Italia. La patologia non colpisce l’uomo, ma causa ingenti danni economici al settore suinicolo. Il lupo, infatti, contribuisce all’eliminazione delle carcasse dei cinghiali infetti, riducendo le principali riserve del virus, particolarmente resistente nell’ambiente.
Ma per questa specie la strada verso la stabilità è ancora in salita. Oggi, dopo che anni di politiche di conservazione e azioni normative mirate stanno lentamente raggiungendo i risultati, per il lupo e i grandi carnivori la sfida principale è la convivenza con l’uomo. Il lupo si porta dietro un’eredità che, nell’immaginario collettivo, pesa quanto una condanna. Il lupo è il predatore per antonomasia, un animale crudele e assetato di sangue, un animale per cui l’uomo prova un timore atavico. La sua presenza in aree di pascolo e allevamento, o vicino a territori antropizzati, comporta la necessità di cambiare abitudini e adottare strategie nuove, spesso sono richiesti sforzi economici da parte degli operatori e indennizzi da parte delle istituzioni. A tutto ciò si aggiunge un’informazione spesso parziale e distorta che alimenta i conflitti sociali. In un mondo dove la comunicazione viaggia sui binari ad alta velocità dei social, la presenza del lupo è spesso percepita in maniera non conforme rispetto a quanto i dati scientifici ci dicono.

E se per cinque decenni il lupo ha potuto godere di una rigorosa protezione, l’inversione di marcia si è velocemente manifestata. Nel 2025 l’UE ha modificato la Direttiva Habitat, declassando lo status di protezione del lupo, da rigorosamente protetto a protetto, modifica recepita dal nostro paese con il DM 396 del 6 novembre 2025.
Cosa cambia? Il lupo rimane specie protetta, ma diventano possibili prelievi e abbattimenti selettivi. ISPRA rimane l’organo tecnico-scientifico di riferimento ma non in modo vincolante, in quanto la decisione finale spetta all’autorità amministrativa competente (Ministero o Regione), nel rispetto dei criteri scientifici e delle prescrizioni normative vigenti. Si può intervenire in presenza di forti danni, ove siano stati utilizzati tentativi di protezione e sistemi di prevenzione. I tassi di abbattimento variano dal 3% al 5% della popolazione di lupo presente sulle zone montane italiane.
Viviamo in un’epoca in cui è aumentata l’attenzione e la consapevolezza verso le problematiche ambientali e la sensibilità verso la tutela degli animali, sia domestici che selvatici. L’approccio One Health, secondo il quale la salute umana è fortemente interconnessa con la salute animale e dell’ambiente, è sempre più diffuso e accettato. Nonostante questi cambiamenti culturali positivi, molti atteggiamenti e opinioni risentono di stereotipi e convinzioni non sostenute da alcun argomento scientifico ma rafforzate da una comunicazione divisiva e spesso utilizzata in senso propagandistico. Vengono così alimentati i problemi di coesistenza, aumentano le azioni di bracconaggio e le manifestazioni di ostilità verso la fauna selvatica.

Oggi più che mai è necessaria un’informazione corretta e capillare, oltre alla disponibilità delle istituzioni e delle associazioni attive nel settore verso azioni di ascolto e supporto alle categorie produttive, che possono subire danni dalla convivenza con i grandi predatori. Occorre riuscire a garantire al lupo e alle altre specie controverse quel consenso sociale necessario per una efficace conservazione delle specie. Consenso sociale che è fortemente influenzato da reazioni emotive e che quindi necessita di solide basi scientifiche e oggettive.
Per il lupo, la paura ha un valore mediatico ben più alto della scienza.