Perché le femmine di renna hanno i palchi?
All’interno della grande famiglia dei cervidi, solo le renne (o caribù, se mi leggete dal Nordamerica) hanno i palchi. E no, maliziosi, tutto ciò non ha a che fare con i comportamenti libertini dei maschi di renna. A dire il vero, non si sa con sicurezza perché questa specie abbia evoluto anche nella femmina una simile caratteristica, che pare avere una base ormonale.
Nel 2017 alcuni ricercatori hanno sequenziato il genoma di questa specie e, mettendolo a confronto con quello di altre, hanno ipotizzato che la comparsa dei palchi nelle femmine abbia base ormonale. La mutazione di un singolo gene produce un sito in più per il legame con un recettore degli ormoni maschili. Ciò determina la presenza di una piccola quantità di ormoni di questo tipo in circolo nelle femmine, facilitando la crescita dei palchi
scrive Lee Alan Dugatkin nel suo saggio Giochi di potere, interamente dedicato alle dinamiche di dominio e controllo nel mondo animale.
I palchi, a differenza delle corna, ogni anno cadono, per poi ricrescere. E se nei maschi possiamo spiegare piuttosto facilmente la presenza di questo ingombrante e oneroso fardello ricorrendo alla selezione sessuale, al principio dell’handicap, al suo essere un segnale onesto nella competizione intraspecifica – cioè tra maschi di renna -, risulta più difficile comprendere perché una femmina, che non è implicata in tutte queste dinamiche, dovrebbe impegnare fondamentali risorse fisiche, ogni stagione, per far crescere un proprio palco. Qual è il vantaggio evolutivo?
Forse, la risposta sta proprio nelle dinamiche di potere e nel particolare ambiente, ghiacciato, in cui questa specie vive. Quando, infatti, le temperature si attestano intorno a un piacevole – 20 °C, le renne iniziano a ricercare in modo attivo il cibo, in particolare licheni, che scovano scavando sotto la neve, magari alta oltre il metro. Si formano, così, dei crateri sul cui fondo è possibile pascolare oppure ripararsi e riposare. Questi crateri diventano subito ambitissimi: chi non ha voglia di scavare può, infatti, rubare il cratere altrui, perché anche tra le renne i bulli non mancano, soprattutto se siete grossi, maschi e con un palco degno di nota. Basta avvicinarvi a una renna più piccola per far capire l’aria che tira e far comprendere al malcapitato che, forse, è meglio evitare, non ingaggiare neanche una lotta. Non ci sarebbe gara.



Nella competizione tra maschio e femmina, il risultato è segnato: i ricercatori Cyrille Barrette e Denis Vandal, durante i loro studi nel Parco Nazionale Grands-Jardins (Canada), calcolarono che nell’84% dei casi il maschio risultava vincitore e sottraeva il cratere alla femmina. Questo, però, solo fino alla fine di dicembre o i primi di gennaio, quando poi accade una cosa: i maschi perdono, inesorabilmente, i loro maestosi palchi. Le femmine, all’opposto, li mantengono fino a giugno, quando partoriscono. E da gennaio a giugno la storia cambia e non c’è scontro che non veda prevalere una femmina, dotata di palco, su qualsiasi maschio, che ne è sprovvisto.

Non ci sono certezze, ma questo è un indizio non da poco per comprendere il vantaggio evolutivo, per le femmine di renna, nell’avere dei palchi: mangiare di più nei sei mesi prima del parto, quindi nelle fasi finali della gestazione, con la possibilità di dare tutto il nutrimento possibile al feto e, poi, nell’avere le calorie sufficienti a produrre un latte di qualità. Madri “palcate” si riproducono di più e meglio di madri senza, selezionando, quindi, la mutazione che si diceva sopra e fissando, nelle generazioni, il carattere “femmina con il palco”. I pro nell’investire risorse nello sviluppo di queste appendici sono evidentemente superiori ai costi, il tutto, come è ovvio, legato al particolare ambiente ghiacciato in cui si è trovata a vivere questa specie.
E le renne di Babbo Natale? Secondo voi saranno maschi oppure femmine?