I caprioli non hanno le ruote

Proposto un nuovo regolamento MTB nel Parco di Portofino per coniugare fruizione e conservazione

Lo scopo principale di un’area protetta, si sa, è quello della conservazione. Il riconoscimento di una specificità, di una rarità e di un’importanza ecologica, ambientale e paesaggistica ci porta a istituire limiti al fine di preservare territori per la loro bellezza ma soprattutto per la salute delle specie che li abitano e quindi, in definitiva, anche per la nostra. Se le aree non sono a protezione integrale però, uno degli scopi di un parco e di un’area protetta è sì di conservare, ma anche di continuare a fornire quei servizi ecosistemici tra i quali possiamo sicuramente annoverare il benessere di poter passare del tempo proprio in quei territori.

Chiunque abbia visitato il Parco di Portofino almeno una volta nella vita sa cosa vuole dire ritrovarsi in quell’ambiente variegato di habitat e cultura unico al mondo. Area protetta dal 1935, il promontorio di Portofino è speciale, differente e unico nella costa ligure. I suoi 610 metri sul livello del mare e a pochi passi dalla costa creano condizioni che non si possono ritrovare altrove nel litorale.

Ma veniamo ai giorni nostri o quasi: all’8 luglio 2024 per la precisione. In quella data l’Ente Parco decide di bloccare l’accesso ai sentieri di Portofino alle biciclette. Decisione difficile, sofferta e, come si può ovviamente immaginare, non piacevole per gli appassionati delle due ruote.

“Ma perché? Che male faccio?” – le domande più frequenti tra ciclisti.

Ma soprattutto: il Parco non vuole più che venga visitato e quindi scoperto e amato?

Fonte: Pexels

Spesso escursionismo e cicloturismo vengono considerate attività ecologiche, analoghe, compatibili, simili per utenti e scopi. Tuttavia, pur avendo elementi in comune, le due attività NON hanno sicuramente lo stesso impatto.

Se ne sono accorti i carabinieri forestali che hanno evidenziato in una relazione del 30 maggio 2024 come il passaggio eccessivo, in particolare in una zona di protezione speciale del Parco, avesse creato evidenti erosioni. Ma non solo. Gli studiosi Edoardo Costantini (CNR-IBE – Biology, Agriculture and Food Sciences Department, Sesto Fiorentino) e Federico Preti (DAGRI-UniFi, Università di Firenze) hanno confermato ed evidenziato in uno studio come il suolo nella zona del Monte Pollone, all’interno del Parco, sia “un antico paleosuolo relitto risalente almeno al Pleistocene medio o inferiore (diverse centinaia di migliaia di anni fa), che si estende per circa trenta ettari sull’antica superficie originariamente pianeggiante che domina la famosa Abbazia di San Fruttuoso. Questo suolo ha un significato culturale eccezionale, in quanto estremamente raro anche su scala europea e fornisce prove di condizioni ambientali diverse da quelle odierne. A causa della sua tessitura fine, il suolo è altamente suscettibile all’erosione idrica concentrata e alla compattazione.”

Le biciclette moderne, spesso con pedalata assistita da motori elettrici, sono pesanti e con gomme larghe che scavano solchi importanti in un territorio che preserviamo per, ad esempio: caprioli, tassi, ma anche piccoli insetti e anfibi, alcuni dei quali rari. Animali selvatici che non ci sarebbero se non ci fossero le piante che crescono su quel sottile strato di terreno. Animali selvatici che non creano quel tipo di solchi che mettono in pericolo l’equilibrio dell’ecosistema. Quel ecosistema che (ricordate?) preserviamo in prima istanza per loro.

E allora bisogna fermarsi, riflettere, approfondire perché se è vero che la fruizione è una delle missioni questa non avrebbe senso senza la conservazione.

Tutto perduto per gli amanti delle due ruote? Sembra di no perché la sfida di coniugare conservazione e fruizione è stata raccolta e, una proposta di variante al regolamento del Parco, tenta di dare delle risposte.

La proposta prevede un limite territoriale (individuati otto percorsi autorizzati), un limite temporale di accesso su due ruote (dal primo luglio al 31 marzo e divieto nelle giornate festive e prefestive, ovvero sabato e domenica), e il coinvolgimento e responsabilizzazione delle associazioni con obbligo di manutenzione ordinaria, controllo semestrale dei tracciati, condotta degli utenti e assicurazione. La zona delicata del Monte Pollone rimane accessibile solo per corsi per i minori di 14 anni (ciclisti con un impatto sicuramente minore) in un’area ben definita.

“I punti cardinali che ho seguito in questa vicenda, risalente al 2024, – spiega il direttore del Parco Federico Marenco – non sono stati divieti, limitazioni, interdizioni, repressioni e tutto l’apparato affine. La bussola che ho tenuto in questa situazione complessa ha puntato sul senso di un’area protetta e sul dovere, anche costituzionale, di assicurare la compresenza e la coabitazione di tanti valori, prima di tutto quelli naturalistici. Non è stato un lavoro facile. Non è stato facile essere capiti. Ma è stata un’azione per la natura e per l’equilibrio tra fruizione e protezione.

Il nuovo regolamento che ha approvato il consiglio di amministrazione del Parco di Portofino, che potrebbe apparire aperturista a una lettura superficiale, intende invece essere uno strumento di disciplina condivisa e un’azione di tutela collettiva. Se è stato pensato bene e tutti gli interessi in gioco sapranno ricomporsi senza danno per nessuno e beneficio per tutti vuol dire che sul promontorio ogni attività equilibrata può essere svolta, che sia parco naturale regionale o nazionale.

Adesso ci sono le basi per mettere alla prova la buona volontà e l’amore per la natura e, più gergalmente, per l’ ”aria aperta” di tutti i soggetti coinvolti.”

La mediazione è sempre complicata e bisognerà testare le misure individuate per monitorare se l’obiettivo è stato raggiunto ma la vera sfida è culturale: se veramente si vuole pedalare nella bellezza di Portofino come gli amanti delle due ruote sostengono di voler fare bisogna che loro per primi (come chiunque altro entri sui suoi sentieri) riconoscano l’importanza della conservazione.

In questo senso il coinvolgimento delle associazioni è un chiaro segnale.

Il parco è di tutti quelli che lo rispettano non dimenticando mai che è un Parco Naturale e che… i caprioli non hanno le ruote.

Fonti:
Ente Parco di Portofino Prot. n. 0002472 del 08-07-2024 Interdizione al transito in bicicletta
EQA – International Journal of Environmental Quality (ISSN 2281-4485 – Vol. 70 (2025): 51 – 58)
Ente Parco di Portofino Delibera di consiglio n. 1-2026 Proposta di variante al regolamento di fruizione del parco naturale regionale di portofino

Fotografie:
Federico Chiodaroli
Copertina AI generated

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